Sicurezza in cantiere: guida alla normativa - Smart Space

Sicurezza in cantiere: guida alla normativa

Vademecum normativo in materia di sicurezza in cantiere: focus su alcuni aspetti fondamentali del Titolo IV – T.U. 81/08

La sicurezza nei luoghi di lavoro e in particolare la sicurezza in cantiere, rappresenta un tema ricorrente di forte attualità. Per questa ragione, nell’ambito del nostro excursus informativo sulla smart safety, abbiamo voluto dedicare un articolo alla norma che regola la sicurezza in cantiere.

A questo proposito, il riferimento normativo è il Titolo IV del Testo Unico sulla Sicurezza (D. Lgs. N. 81 del 9 aprile 2008 e s.m.i.), dal quale si evince come la sicurezza sia un valore da salvaguardare con tutti i mezzi e da garantire in ogni caso, senza la possibilità di deroghe.
Nel decreto, al Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili –, sono previsti obblighi ben precisi per le diverse figure che intervengono nella gestione del cantiere. Gli adempimenti variano in funzione di alcuni aspetti, quali ad esempio l’entità del cantiere (uomini/giorno impiegati) e la presenza di rischi particolari. Questi ultimi devono essere accuratamente individuati, valutati e comunicati; infine, devono essere adottate le misure più idonee per prevenire incidenti e gestire tempestivamente le eventuali emergenze, in particolare negli ambienti lavorativi più critici.

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In questo articolo passeremo in rassegna i contenuti principali del Testo Unico sulla Sicurezza:

  • Definizioni;
  • Adempimenti;
  • L’importanza dell’organizzazione;
  • La valutazione dei rischi;
  • Le misure di prevenzione e protezione.

Sicurezza in cantiere: definizioni

L’articolo 89 riporta la definizione di cantiere temporaneo o mobile, che corrisponde a un qualunque luogo in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile. L’allegato X del D. Lgs 81/2008 fornisce l’elenco dei lavori che ricadono in tale definizione, ovvero i lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro. E sono lavori di costruzione edile o di ingegneria civile anche gli scavi, e il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.
Ai sensi del medesimo articolo n.89, sono definiti i soggetti destinatari, ovvero i soggetti interessati dalla disciplina sulla sicurezza nei cantieri:

  • il committente;
  • il responsabile dei lavori;
  • il coordinatore per la progettazione (CSP);
  • il coordinatore per l’esecuzione (CSE);
  • l’impresa affidataria;
  • l’impresa esecutrice;
  • il lavoratore autonomo.

Sicurezza in cantiere: adempimenti

L’individuazione dei soggetti è fondamentale nella disciplina della sicurezza nei luoghi di lavoro, in quanto ad essi vengono attribuiti precisi adempimenti (obblighi) con le conseguenti responsabilità sanzionate sia in via amministrativa, penale, sia civile (risarcimento del danno). Negli articoli successivi al n. 90 vengono individuati gli obblighi dei soggetti destinatari, di cui riportiamo un estratto dei principali nella tabella sottostante.

Sicurezza in cantiere: l’importanza dell’organizzazione

Questi cantieri definiti temporanei in quanto opere transitorie, funzionali alla realizzazione dell’opera di ingegneria, comportano una grande varietà di attività, nonché spesso la coesistenza di attività e aziende diverse, pertanto devono avere un’idonea organizzazione.
Ogni cantiere costituisce una singolarità che va accuratamente studiata, analizzata e progettata prima della sua organizzazione.
Nella fase di progettazione e definizione delle aree di cantiere, usufruendo della planimetria del sito, devono essere determinati l’area operativa del cantiere, la viabilità, le infrastrutture e identificati gli edifici circostanti. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, occorre tenere in considerazione anche eventuali vincoli inerenti l’area circostante (ad es.: presenza di linee elettriche adiacenti il cantiere, ecc.), relativamente ai quali il Coordinatore per la Progettazione (CSP) ha l’obbligo di indagare, prioritariamente ai fini della redazione del PSC.
Ovviamente il CSP necessiterà, già in fase iniziale, di ogni informazione inerente i dati di progetto e dovrà essere a conoscenza della dotazione di risorse, in termini di uomini e mezzi, funzionali alla realizzazione dell’opera. Questo gli consentirà, nell’ambito di definizione del PSC, di poter analizzare ed esporre i rischi relativi a:

  • le caratteristiche dell’area di cantiere;
  • l’eventuale presenza di fattori esterni che comportano rischi per il cantiere;
  • gli eventuali rischi che le lavorazioni di cantiere possono comportare per l’area circostante.

Nei suoi compiti è previsto infatti che per ogni fattore di rischio egli individui le scelte progettuali e organizzative, le procedure, le misure preventive e protettive necessarie per eliminare o ridurre al minimo i rischi di lavoro e, inoltre, le misure di coordinamento atte a realizzare quanto prima riportato.

In ogni caso, ai datori di lavoro delle imprese esecutrici è affidato il compito di curare, anche in assenza del PSC, le interazioni con le attività che avvengono all’interno o in prossimità del cantiere.
Del resto, il sito in cui andrà a inserirsi il cantiere condiziona inevitabilmente le scelte organizzative del cantiere medesimo, pertanto risulta evidente che occorre tenerne conto, già a partire dalla progettazione delle opere.
Operativamente, al fine di raggiungere un giusto equilibrio tra il cantiere e il contesto ambientale, ogni interferenza che sarà rilevata, attraverso opportune indagini, dovrà essere valutata e, conseguentemente, andranno ricercate le migliori soluzioni tecnico-costruttive, ovvero quelle tecnico-organizzative necessarie ad eliminare o ridurre con efficacia l’interferenza.

Abbiamo già accennato all’importanza del contesto di ubicazione del cantiere. Ebbene, l’analisi e la conoscenza delle caratteristiche intrinseche (geomorfologiche, geotecniche e idrogeologiche del terreno) di tale contesto sono fondamentali per la progettazione delle opere con cui il terreno interagisce, anche ai fini di una corretta organizzazione del cantiere, nell’ottica di una prevenzione infortuni.
Per ciascuna fonte di pericolo individuata, si dovrà procedere alla progettazione e all’adozione delle misure ritenute idonee alla risoluzione delle problematiche emerse, ovvero all’adozione di protezioni atte a eliminare o ridurre al minimo il rischio.

Sicurezza del cantiere: la valutazione dei rischi

Il T.U. 81/08 prevede, come elaborato di dettaglio della sicurezza nei cantieri, il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC).
Nel PSC è necessario condurre la valutazione dei rischi che si prevedono per il cantiere oggetto di lavori. Per una corretta valutazione, bisogna procedere con un’analisi delle attività lavorative in cantiere e un approfondimento delle interazioni uomo/macchina e attrezzatura/ambiente, nei luoghi in cui le attività debbono svolgersi.
Questa analisi consente di individuare le possibili sorgenti di rischio e di conseguenza i rischi stessi.

Nello specifico, il procedimento di valutazione si sviluppa attraverso:

  • l’individuazione dei pericoli presenti nel luogo di lavoro, connessi all’esecuzione delle attività lavorative di cantiere (sorgenti di rischio) quali uso di macchine, attrezzature, materiali e/o sostanze chimiche, ecc.;
  • l’individuazione delle modalità di svolgimento delle diverse lavorazioni (interferenze lavorative);
  • l’individuazione e la stima di eventuali rischi specifici.

Sulla base degli esiti della valutazione dovrà essere gestita la programmazione dei provvedimenti da attuare per eliminare, o ridurre, il rischio.

Il cantiere è un luogo di lavoro sicuramente atipico e non è confrontabile coi luoghi di lavoro fissi, nei quali la valutazione dei rischi discende dall’osservazione diretta di una realtà esistente che generalmente non muta nel tempo. D’altro canto, il processo che consente la classificazione del rischio in base alla probabilità di accadimento di un infortunio e all’entità del danno che determinerebbe nel caso si verificasse, è già di per sé un processo complesso.
A questo punto, attribuire una probabilità di accadimento del rischio in sede di redazione del PSC comporterebbe un effort non indifferente e senza garanzia di successo, considerate anche le molteplici variabili in gioco.
Ciò non toglie che nel PSC, a ogni rischio individuato, indipendentemente dalla magnitudo dello stesso, debbano corrispondere idonee misure tese alla sua eliminazione o riduzione.

Se si volessero riassumere i rischi che si possono riscontrare nel cantiere, questi si potrebbero ricondurre a tre tipologie principali:

  • rischi riconducibili a carenze organizzative;
  • rischi dovuti alle interferenze tra diverse attività lavorative;
  • rischi specifici dell’attività lavorativa esaminata.

Se la pianificazione dei lavori è organizzata al meglio si possono abbattere o limitare i primi due fattori di rischio. Bisogna, poi, tenere sempre a mente che il cantiere rappresenta una realtà unica, diversa ogni volta, perciò difficilmente un cantiere può essere preso a modello per altre analisi, in altri contesti.
L’obiettivo del PSC è quindi quello di affrontare e possibilmente risolvere i problemi specifici di quel cantiere.

Affidarsi a schematizzazioni di carattere generale rischia di trasformare il PSC in un elenco di prescrizioni generiche, scollegate dal contesto reale, e che potrebbero analizzare rischi inesistenti, tralasciandone altri, invece, ben presenti.

Sicurezza in cantiere: le misure di prevenzione e protezione

Dopo aver individuato e valutato ciascun rischio occorre individuare le opportune misure di prevenzione e protezione dai rischi.
Queste possono essere attuate attraverso:

  • procedure organizzative e operative;
  • misure tecniche di prevenzione e protezione;
  • dotazione ed utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale;
  • sorveglianza sanitaria;
  • attività di informazione, di formazione e di addestramento dei lavoratori;
  • aggiornamenti tecnologici.

Come previsto nel T.U. all’Allegato XV, nel PSC devono essere riportate le misure necessarie a garantire la sicurezza e salute dei lavoratori, nonché le misure di coordinamento per la prevenzione dei rischi derivanti dall’eventuale presenza simultanea, o successiva, di più imprese o lavoratori autonomi in cantiere.
Affinché tali misure di coordinamento possano risultare efficaci deve essere nota l’evoluzione temporale delle attività lavorative, per poter dedurre le previsioni di compresenza in cantiere di più imprese o lavoratori autonomi.
A tale scopo, la programmazione dei lavori rappresenta già una misura di coordinamento ai fini della sicurezza, se è elaborata considerando contemporaneamente le necessità di produzione e di trasferimento di rischi da un’attività all’altra.

Un altro aspetto interessante contemplato dal legislatore è quello che riguarda la previsione dell’utilizzazione di impianti comuni quali infrastrutture, mezzi logistici e di protezione collettiva da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi.
I cantieri, spesso, cambiano il proprio assetto organizzativo nel tempo in funzione della presenza di un’impresa o di un’altra, con conseguenze sullo smontaggio di impianti o sulla rimozione di protezioni collettive.
Pertanto, è necessario redigere, almeno nelle linee generali, un regolamento di cantiere che preveda quali impianti e dispositivi di protezione collettiva (DPC) debbano essere presenti nelle varie fasi lavorative.

Sicurezza in cantiere: DPC

I dispositivi di protezione collettiva (DPC) racchiudono tutti quegli strumenti atti a proteggere e organizzare in sicurezza il cantiere in generale.
Quali strumenti di protezione dell’intero gruppo di lavoratori sono nominati nel T.U. 81/08 e ne è dichiarata la priorità di adozione rispetto ai dispositivi di protezione personale.
Nello svolgere la valutazione dei rischi, infatti, il datore di lavoro deve proporre l’utilizzo di un determinato DPI solamente nel caso in cui non si possa ricorrere a metodi di protezione collettiva per l’eliminazione o riduzione del rischio.
Alcuni esempi di questi strumenti collettivi sono:

  • i ponteggi (diversificati nella costruzione e solidità in base alle caratteristiche di altezza che dovranno raggiungere e anche alle caratteristiche della struttura cui saranno adiacenti);
  • le protezioni anti-caduta applicate ai ponteggi;
  • le recinzioni mobili o temporanee;
    la segnaletica da cantiere.

Sicurezza in cantiere: DPI

Ai fini del D. Lgs. 81/08, per dispositivo di protezione individuale (DPI) si intende: qualsiasi attrezzatura individuale destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo.
Il legislatore sottolinea inoltre che: i DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

Da questo si evince che l’utilizzo del DPI, se astratto da una corretta analisi delle variabili al contorno, non costituisce a priori fonte di sicurezza anzi, in taluni casi, quando risulta ridondante e inappropriato, può rappresentare persino un fattore controproducente.

Il datore di lavoro, dunque, per operare correttamente deve ipotizzare l’utilizzo dei DPI alla fine del processo di valutazione dei rischi e non all’inizio. A questo punto, deve procedere con la valutazione dell’efficacia degli stessi DPI in caso di simultaneità d’uso; quindi, verificare caso per caso se gli stessi DPI possono essere compatibili con lo stato psico-fisico del lavoratore che dovrà utilizzarli.
Il lavoratore non è esentato dal partecipare collaborativamente a tale processo: nel momento in cui riceve un determinato DPI, sul quale utilizzo è stato informato, formato e addestrato, è obbligato ad utilizzarlo correttamente, ad averne cura, a non apportarvi modifiche e a segnalarne eventuali difetti, ai sensi dell’art.78 (T.U. 81/08).

Abbiamo passato in rassegna i contenuti principali del Titolo IV del Testo Unico sulla Sicurezza e abbiamo visto come la sicurezza in cantiere sia il risultato di un processo di valutazione e pianificazione di provvedimenti che mirano alla riduzione o eliminazione dei rischi individuati. Smart Space offre ai committenti servizi di consulenza specializzata in materia sicurezza in cantiere allo scopo di garantirne un ottimo funzionamento. Per avere maggiori informazioni scrivi a info@smartspace.it 

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